Rebranding: metterci la faccia… e il nome!

Anni. Mi ci sono voluti anni per arrivare a questa conclusione, non per decidere di aprire un negozio, né per decidere di produrre internamente una linea sposa disegnata da me e neppure per salutare, da amici, i bridal designers con i quali ho lavorato per una vita. Ma per mettere il mio nome ai miei prodotti ho fatto una fatica tutta piemontese.

Ha a che fare con il proverbiale “understatement torinese”, quel profilo basso che esibiamo come un vanto e che spesso ci frena più del dovuto, soprattutto quando è ora di proporre e vendere i nostri prodotti, la nostra sapienza tecnica e la nostra manualità artigianale. Ha a che fare con il fatto che ognuno di noi ha problemi con il proprio nome e cognome quando li vede scritti su un bel cartellone 100 X 70. Almeno a me ha fatto quell’effetto.

In ogni caso, nel momento in cui ti trovi a cambiare quella che è stata la tua attività per più di 15 anni e inizi a metterti alla prova proponendo solo gli abiti da sposa e sposo che fai tu, è inevitabile che si ponga il problema di come chiamare questa nuova situazione.

Se a questo aggiungi la necessità di cambiare l’immagine al sito allora hai la tempesta perfetta.

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Ore di brainstorming, migliaia di messaggi sulle chat di WhatsApp, cene, pranzi e grigliate con amici, colleghi e parenti di ogni ordine e grado. Un unico argomento. Titubanze e entusiasmi ad alternarsi come solo nelle migliori rappresentazioni degli sbalzi d’umore. Abbandonare Il Sogno Atelier di punto in bianco non si fa, non foss’altro che per le soddisfazioni che mi ha dato crearlo e vederlo crescere così forte, mettere solo il mio nome e cognome mi sembrava esagerato.

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La soluzione è che molto spesso ci lasciamo trascinare dalle nostre convinzioni e da quelle degli altri, perdendoci in ragionamenti tanto tortuosi quanto sterili per giungere poi all’unica conclusione sensata: non lasciare indietro niente del passato che mi ha resa quella che sono oggi, ma essere sempre pronta a buttarmi nelle avventure future con la consapevolezza di essere in grado di sopportare il mio nome scritto su un cartellone.

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E allora la decisione è presa, cederò parte della mia anima al cartellone ma lo farò insieme alla coperta di Linus de “Il Sogno Atelier”, così mentre Maura Brandino proverà a volare alto in caso di correnti troppo fredde avrò sempre la sicurezza del posto dal quale arrivo, che fisicamente non è cambiato ma nel tempo si è scaldato grazie al calore dei miei sposi.

2017-12-21T12:07:33+00:00 20 dicembre 2017|Blog|

One Comment

  1. michela 21 febbraio 2018 at 14:37 - Reply

    Ho letto solo ora…..sai che frequento poco i social….ho letto e mi sono emozionata e inorgoglita! Brava! E penso sempre a quando dopo pochi mesi dall’ apertura rimostravo i miei dubbi sulla riuscita del negozio e tu mi rimbrottavi con determinazione! …..meno male che anche quella volta non mi hai dato retta!……ah ah!
    Stavolta invece non ho dubbi sono sicura che anche a Londra andrà bene !
    Michela

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